giovedì 10 settembre 2015

Canto di Marzo


Buonasera, benvenuti e bentrovati cari lettori!
Questa sera prima di andare a dormire, dopo una giornata di lavoro, voglio regalarvi una perla del grande Carducci, dove in una semplice poesie, esprime dei concetti essenziali, i quali dovrebbero essere interpretati e attuati nella vita di ogni giorno.

Vi auguro buona lettura!


Quale una incinta, su cui scende languida 
languida l'ombra del sopore e l'occupa, 
disciolta giace e palpita su 'l talamo, 
sospiri al labbro e rotti accenti vengono 
e súbiti rossor la faccia corrono, 

tale è la terra: l'ombra de le nuvole 
passa a sprazzi su 'l verde tra il sol pallido: 
umido vento scuote i pèschi e i mandorli 
bianco e rosso fioriti, ed i fior cadono: 
spira da i pori de la glebe un cantico. 

- O salïenti da' marini pascoli 
vacche del cielo, grigie e bianche nuvole, 
versate il latte da le mamme tumide 
al piano e al colle che sorride e verzica, 
a la selva che mette i primi palpiti -. 

Cosí cantano i fior che si risvegliano: 
cosí cantano i germi che si movono 
e le radici che bramose stendonsi: 
cosí da l'ossa dei sepolti cantano 
i germi de la vita e de gli spiriti. 

Ecco l'acqua che scroscia e il tuon che brontola: 
porge il capo il vitel da la stalla umida, 
la gallina scotendo l'ali strepita, 
profondo nel verzier sospira il cúculo 
ed i bambini sopra l'aia saltano. 

Chinatevi al lavoro, o validi omeri; 
schiudetevi a gli amori, o cuori giovani; 
impennatevi a i sogni, ali de l'anime; 
irrompete a la guerra, o desii torbidi: 
ciò che fu torna e tornerà ne i secoli.


di Giosuè Carducci 

Grazie mille per la cortese attenzione, non mi resta che augurarvi buon proseguimento di serata!