giovedì 31 marzo 2016

Giacomo Leopardi


Buonasera, benvenuti e bentrovati carissimi lettori ed appassionati di letteratura e cultura generale.
Ultimo giorno del classico "pazzo" mese di Marzo, mese durante il quale, come spesso succede, le condizioni climatiche si alternato misteriosamente tra di loro, passando da giornate di temperature abbastanza elevate, sole e magari un po di caldo, alle piogge e cieli cupi.
In questo mese abbiamo attraversato la molto sentita Settimana Santa, come nel post precedente abbiamo accennato, la Santa Pasqua e mettiamoci in mezzo anche la Pasquetta delle scampagnate e dei week-end fuori porta.
Questa sera però voglio parlarvi di una poesie che mi è stata raccomandata tante e tante volte, fra l'altro, chiedo scusa a tutti voi, carissimi e tantissimi lettori di questo blog, se purtroppo non riesco a rispondere velocemente alle vostre tantissime e-mail, ne approfitto per ringraziarvi per l'affetto e la passione che da molti anni a questa parte mi trasmettete, questa poesia è tutta per voi, vi auguro buona lettura!

La donzelletta vien dalla campagna,
In sul calar del sole,
Col suo fascio dell’erba; e reca in mano
Un mazzolin di rose e di viole,
Onde, siccome suole,
Ornare ella si appresta
Dimani, al dì di festa, il petto e il crine.
Siede con le vicine
Su la scala a filar la vecchierella
Incontro là dove si perde il giorno;
E novellando vien del suo buon tempo,
Quando ai dì della festa ella si ornava,
Ed ancor sana e snella
Solea danzar la sera intra di quei
Ch’ebbe compagni dell’età più bella.
Già tutta l’aria imbruna,
Torna azzurro il sereno, e tornan l’ombre
Giù da’ colli e da’ tetti,
Al biancheggiar della recente luna.
Or la squilla dà segno
Della festa che viene;
Ed a quel suon diresti
Che il cor si riconforta.
I fanciulli gridando
Su la piazzuola in frotta,
E qua e là saltando,
Fanno un lieto romore:
E intanto riede alla sua parca mensa,
Fischiando, il zappatore,
E seco pensa al dì del suo riposo.
Poi quando intorno è spenta ogni altra face,
E tutto l’altro,
Odi il martel picchiare, odi la sega
Del legnaiuol, che veglia
Nella chiusa bottega alla lucerna,
E s’affretta, e s’adopra
Di Fornir l’opra anzi il chiarir dell’alba.
Questo di sette è il più gradito giorno,
Pien di speme e di gioia:
Diman tristezza e noia
Recheran l’ore, ed al travaglio usato
Ciascuno in suo pensier farà ritorno.
Garzoncello scherzoso,
Cotesta età fiorita
È come un giorno d’allegrezza pieno,
Giorno chiaro, sereno,
Che percorre alla festa di tua vita.
Godi, fanciullo mio: stato soave,
Stagion lieta è cotesta.
Altro dirti non vò; ma la tua festa
Ch’anco tardi a venir non ti sia grave.

di Giacomo Leopardi

Grazie ancora per l'affetto e l'amore per questo blog che mi trasmettete, non mi resta che augurarvi buona navigazione, buon proseguimento di serata e buona lettura.